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Douglas Adams – Guida galattica per gli autostoppisti

In questo libro per me ha vinto il capodoglio, e con lui il vaso di petunie.

... curiosamente l’unica cosa che pensò il vaso di petunie fu: Oh no, non un’altra volta! […] Se noi sapessimo esattamente perchè il vaso di petunie pensò così sapremmo molte più cose sulla natura dell’Universo di quante non ne sappiamo attualmente” (pp. 135 e 156)

Al secondo posto, ovviamente, i delfini che ringraziano per i pesci e vengono interpretati come ardito tentativo di cantare la bandiera a stelle e strisce.

Insomma inizio il libro e passo le prime dieci pagine in decisa paranoia: sarà la mia scarsa predisposizione per gli scenari apocalittici. Ma il resto del libro, ah, fila via che è un piacere. Capitoli della giusta lunghezza, il plot avvincente.
Arrivo in pochi giorni, grazie ad un minimo di pseudo vacanza, alla fine e mi dico che comunque non devo prenderlo sul serio (il significato) ma che è un sacco un bel libro. Prima o poi farò un quadro su vaso di petunie rassegnato, mi dico, e il disegno lo butto giù, ma devo riuscire a dare l’espressività giusta.
E poi stanotte mi dico: proporzionalmente rispetto al loro corpo, i topi hanno un grosso cervello, si ma anche i cani di piccola taglia tipo i chihuahua quindi il rapporto non funziona. Però i criceti sono svegli. E poi: non è che le zanzare hanno chiesto la fabbricazione della Terra per pungerci tutti???

Dove ho trovato il libro: la libreria di Andrea.