Ultranoia

Trovato un file perso disperatamente nel computer


Sali sul tram, non ti siedi, tanto alla fine le persone che salgono avranno bisogno dei posti quanto, si, ed, evidentemente, più di te. Mezz’oretta. L’iPod nelle orecchie. L’ipod quello piccolo, un po’ sporco. Bianco. Rigorosamente Bianco. Ti capita una canzone carina, non riesci mai a capire uno dei cd che hai caricato. Qualcuno direbbe che è colpa del lettore che non ha lo schermo. Machissenefrega, lo controllo a casa stasera, e intanto mi ascolto la musica. Cavolo: il cantante ha proprio una bella voce, caldina, introspettiva, come il sole un po’ tiepido di oggi. E poi ci sono un sacco di battiti di mani e i sonaglini, bello. Magari è stato impolverato nell’hard disk da mesi. Probabilissimo. Mannaggia la mania di fare mille cose insieme.
Davanti a te si è seduto il docente di Critica dello spettacolo. Lezione bella oggi, bel corso. Decisamente un punto a favore di Milano. Che poi. Ce ne sarebbero di punti a favore. Però. Però. Devo ingranare. Stavolta ci impiego un po’. Pace. Passerà. Tante cose passano. Anche questa.
Citazione di Romolo Valli dal commento all’opera teatrale Il Gioco Delle Parti di Pirandello con la regia di De Lullo: “La ragione è una inevitabile conferma per il dolore, non è conforto alle contraddizioni, è semplicemente controllo del dolore”. E magari fosse almeno così.
La ragione è rendersi conto di andare in contro all’inevitabile, è sperare che domani vada tutto bene, perchè se non sarà così… saranno solo cavoli amari. La ragione è assolutamente da evitare, è da studiare, da capire, da metodizzare che poi, se ti serve, la chiami: lei arriva, e si riapplica da sola. Punto. Stop.
La ragione serve un sacco (ma non c’è mai) quando il controllo va a giocare al volano e lì ti scatta il problema esistenziale: la tua vita non vale nulla, hai sbagliato tutto, il nuovo ti affascina all’inverosimile, al bivio fondamentale scegli destra invece di sinistra, poi ci sono i doughnuts ripieni e ricoperti di cioccolato del panettiere sotto casa che te ne mangeresti mezzo chilo al giorno, esci il pomeriggio con gli amici e ti ritrovi tre anni prima a parlare di Oktoberfest fino alla fine dell’ape giusto a far tardi per la cena che arrivi a casa leggermente brilla con la mamma che ti guarda male e poi passi un pomeriggio a buttare via il mondo perchè trovi in tasca una nuova tinta che ci sta a mille con il nuovo tono con cui lo vedi, diciamo su tutto una bella tonalità giallo acido ad esempio.
Temo il periodo in cui dovrò applicare solo la ragione. Temo anche il periodo in cui la ragione prevarrà su di me dimostrandomi che l’ho evitata invano, perchè alla fine… è così. La ragione ha sempre ragione. E’ la ragione è il fondo di verità che non fa assolutamente funzionare il mondo ma ci mette sempre lo zampino, e il mondo ruota su quello zampino. Il problema è quando non riesci a… evitare la ragione. Quando il tuo cervello ha un led acceso su quell’onda perchè va così e l’irrazionale non trova appigli per emergere. Tutto è nero. Tutto si specchia in un’unica soluzione che di solito è sbagliata fra l’altro, ma lasciamo perdere questo aspetto. La ragione ti sa solo dire che ciò che sta accadendo è perfettamente normale, regolare, che le uscite sono quelle centrali a destra e a sinistra, in coda all’aereo e in testa, e che se c’è uno scossone causa perturbazione sopra il vostro posto a sedere scenderà una mascherina e sotto la seduta avete il giubbotto di salvataggio che con la cordina si gonfia da solo. Che poi. Magari la mascherina non è attaccata all’ossigeno, la cordina del giubbotto si inceppa e l’aereo si incendia al posto di cadere in mare e in quel momento siete casualmente sul monte bianco che adesso per caso è giusto cresciuto di 8 metri e qualche centimetro. Dove sta il tutto? Boh.