Ultranoia

E anche se non è il corvo Joe…

La mattina non è partita bene, ma la giornata si è risolta meglio.
Un piccolo passo per l’umanità e un grande passo per la sottoscritta.

Ultimamente molti miei post sono ritmati dai Baustelle. Forse è che sta solo aumentando il feeling con Milano.
Presa da un ritardo non da record ma con effettive conseguenze arrivo in quello che può essere definito un business center.
La “classica isolina” di sei – otto palazzi a sette piani con tanto di cancello di ingresso, cartelli stile ospedale, sculture, il supermercato e un paio di mense.
E verde. Cioè piante, il prato, le margheritine, gli sprazzi di sole mattutino, l’arietta che ti becca il coppino, i semi di acero che scoppiano sotto i piedi e un paio di merli a caccia di vermetti. Tanto silenzio. Tante giacche a cravatte.

Dentro di me scoppia la vocina di un amica di qualche giorno fa: “non tu, tu non puoi, l’omologazione… che poi beh insomma si potrebbe essere anche un metodo per infiltrare l’anticonformismo…” insomma effettivamente inserita nel grande fiume di uffici ci si sente un pò incasellati… Ma mica mi ci metto per una vita. Anzi, finisce che ci rimetterò piede solo un’altra volta fra due mesi interi (peccato perchè sono stati tutti davvero gentili con me, sarà pregiudizio ma non me l’aspettavo).

Giro, mi incammino, scruto, leggo indicazioni, e poi vedo lui: un corvo… a terra, vicino a un’aiuola, mi guarda, forse mi studia, prende un tozzo di pane e con forti battiti di ali vola via. Guardo l’orologio, sono in ritardo di venti minuti. Primo giorno…
Si: meglio che entri.