Diario

Richard Avedon mi ha regalato gli occhi di Ginsberg

Ci è voluto un pò, come al solito mi sono ritrovata all’ultimo minuto con la possibilità non estrema ma fuorviante di poter vedere anche quella mostra… vabbè Richard Avedon quest’anno l’ha spuntata su Canova. Diciamo che forse quest’estate non avrò la possibilità di fare un salto all’Ermitage per dare un’occhiata a quelle due o tre opere d’arte, ma chissà che non accadano altri miracoli.

Oggi però mi è apparso in metro il cartellone di Richard Avedon, così ho fatto un salto alla mostra al Centro Internazionale di Fotografia.
Premesso che sono ancora abbastanza una profana nel campo della pellicola sia fotografica che cinematografica, sono stata molto colpita dalla pervasività delle fotografie di Avedon. Nel senso letterale del termine ho sentito le fotografie che si presentavano a me, osservatore esterno. Come se Avedon me le porgesse. Non so se ho dischiuso con questa considerazione uno dei grossi concetti del ritratto in fotografia o se semplicemente ho detto una gigantesca banalità. Ma ad ogni modo è così. Almeno per quello che riguarda i portraits. E gli scatti tematici, di ricerca su un argomento ben preciso. Anche le fotografie di moda mi hanno colpito, ma meno. Per quanto riguarda infatti queste piccole opere create in studio, l’idea forse fantastica è il movimento, non presente in tutte, e spesso riferito alla presenza anche di Avedon, quindi per scatti di fatto non utilizzati allo scopo nel momento delle pose… un esempio molto bello è la fotografia con Twiggy.

Ecco qualche pics di quelle che ci sono anche alla mostra.
La migliore? Beh arriva ad un ottimo posto in classifica quella di Allen Ginsberg. Insieme al ritratto di Malcolm X.
Ma soprattutto per quasi tutta la giornata, sono stata davvero colpita dagli occhi di Allen Ginsberg.




1. Clarence Lippard, vagabondo 2. Allen Ginsberg e Peter Orlovsky
3. Isak Dinesen, scrittrice 4. Samuel Beckett’