Case Study

User Generated Content

Sono sempre stata attirata da un particolare tipo di advertising dove la creatività e la competenza nella realizzazione (in questo particolare caso la regia) vengono orientati alla produzione di contenuti legati all’introspezione. Dove gli interessati hanno la possibilità, con qualche escamotage di immedesimarsi nei protagonisti della pubblicità.

Recentemente ho visto questo adv per Laura Ashley dove il concept principale è la rappresentazione del lato di immaginazione della bambina protagonista del girato (una nota interessante è la colonna sonora: Regina Spektor, ehh…).

Trasferendo questa considerazione nel mondo della partecipazione online sia come utente che come prosumer si arriva in un battito di ciglia al concetto di User Generated Content: quando un ‘internauta’ decide di creare e condividere tramite una piattaforma o un social network un contenuto che trasmette valore condivisibile con gli altri. Questa produzione può essere legata all’appartenenza ad una tribù valoriale o di marca, alla volontà di mettere a disposizione della rete delle conoscenze personali, e ovviamente anche al sano egocentrismo.

Dovendo ideare uno stimolo che conduca, veicoli la produzione di questo tipo di contenuti – sia esso per una buona causa sia per una ‘commercialissima’ azione di marketing tribale – gli spunti diventano davvero infiniti, ormai ci sono molte case history sull’argomento.

Mi è capitato di trovare tre spunti affini e li condivido sperando siano utili.

1. Persona Set di Jason Travis
J Trav ha creato un set che associa il contenuto delle propria borsa alla fotografia del volto del proprietario. L’idea è stata promossa dal blog di Flickr, non si tratta di un concetto nuovissimo ma per questo non meno interessante, soprattutto perché in questo caso è riconoscibile la stessa mano nella creazione dei ritratti fotografici.

Esistono gruppi in Flickr, meme, catene su Facebook a tema cosa c’è nella tua borsa ma in questo c’è un tocco più personale e indagatore.
Fra i brand che hanno viralizzato quest’idea, come non nominare Moleskine con la competitionWhat’s In Your Bag, diffusa soprattutto tramite uploading delle immagini su Facebook.

2. Twitter raccoglie le esperienze degli utenti su Tales

In parte l’avanzamento di una lotta interna fra social network? Dopo aver letto notizie del progetto Facebok Stories ecco che nasce Twitter Tales. Il grosso limite è che per ora – nonostante il network lo permetterebbe in modo anche semplice – non c’è quasi nulla di bottom up e i contenuti, al contrario sono stati veicolati in tre grossi articoli tematici che sanno di poco.

3. Unplugged: take the challenge
Un progetto del NYTimes (che va detto, mantenendo chiara linea editoriale, ottimo blog e – a mio parere – uno stile leggibile e chiaro per il sito web, ha sempre progetti fantastici) legato all’assuefazione del cervello da tecnologia. E’ stato chiesto a volontari di fare l’esperimento ed ecco i risultati.
Le storie visualizzabili sono state selezionate. Non è il luogo e il momento per aprire il vaso di pandora dell’informazione partecipativa, ma il pensiero punta sicuramente a quello.