Sogni

Un manipolo di hacker ubriachi

If you not drunk, get ready to get drunked up

Non so chi suona, non so chi ci sarà all’evento e non ho nemmeno ben chiara la motivazione per cui mi trovo in quel bar. Come inizio non è affatto male. E mentre spingo il palmo della mano con poche aspettative contro la zona centrale di quel portone di legno, i ricordi riaffiorano sul perché ho scelto di accettare.

All’università fra tutte le persone che ci sono lui, quello che è conosciuto per essere il fotografo pazzo, è uno degli unici che riescono a far convivere un atteggiamento ironico, cinico e allo stesso tempo risolutivo nei confronti del mondo. E riesce a fare il tutto con assoluto egoismo, forse è per questa motivazione che, in fondo, un piccolo numero di persone che hanno veramente capito lo stimano. Gli altri, beh, gli altri rimangono alla superficie: ai suoi vizietti, alla scelta di avere una ragazza che ha i codini colorati (ne porta uno viola e uno verde) ma soprattutto che gli sta attaccata come una sanguisuga anche se gli vuole un bene dell’anima. Gli altri rimangono al fatto che il suo sguardo sembra sempre perso nel vuoto.

Il fotografo pazzo ha un parco macchine da paura e sa leggere attraverso la luce. Tutti, direte voi, sanno leggere se una superficie è illuminata. Sbagliato: lui non legge informazioni, lui non deduce cose: lui sfoglia quello che vede. Intravede didascalie al di là della superficie e filtra tutto come se avesse sempre un mirino puntato. La maggior parte delle volte poi, in effetti, lo ha un mirino e una macchina con sè. A ben pensarci non mi è mai capitato di vederlo senza la possibilità di immortalare qualcosa.

Il fotografo mi blocca e mi chiede se ci sarò. Siamo alla festa di autunno, significa che il prossimo fine settimana sarà completamente libero. I gruppi sono quello che sono, line up imprecisa, però vale la pena. Se lo dice lui io ci sto. Approviamo e il suo sorriso si perde. Vedo che nel momento in cui realizza che ci sarà qualcosa da fare, e un piccolo mondo al quale assistere, lui è già li. Il suo sguardo e il suo sorriso dimostrano la sua sparizione temporanea da questo mondo per vedere cosa accadrà nell’immediato futuro. Ecco: in questo senso è un visionario, perché un rapporto con il mondo basato solo sui sintomi della realtà sarebbe del tutto impreciso.

Nel mentre arriva Miss Codini Colorati e rompe subito questo piccolo momento incantato con l’informazione che la scelta per il pomeriggio all’interno della festa d’autunno è dimostrare la sua abilità come addestratore di pecore.

Questo è uno di quei comportamenti femminili ai limiti della normale sopportazione. Dovrebbe esistere un limite di decenza che si può porre fra la vita di coppia e quella del mondo che ha una vita al di fuori della coppia. Un limite al di fuori del quale uno dei due piccioncini dovrebbe avere la sicura capacità di decifrare quando una situazione ha o meno un contesto nel quale si possano raccontare caratteristiche dolciastre e inutili. E se il contesto non risponde in modo corretto magari potrebbe evitare, come ha fatto Miss Codini Colorati, di raccontarmi questo felice aneddoto sull’addestramento di pecore.

E’ con questa sensazione di assurdità che, mentre immagino un piccolo gruppo di pecore bianche che saltano all’interno di cerchi infuocati, entro nel bar. Uno di quelli molto lunghi, poco illuminati, completamente arredati in legno scuro. Al bancone c’è il tipico barista stile fiction statunitense di terz’ordine: gli manca solo lo straccettino unto sulla spalla sinistra, ha già la postura giusta e, indovinate? Sta asciugando un paio di boccali di birra! Nel mentre dà le spalle alle scaffalature con una mezza dozzina di bottiglie di whisky, stranamente ordinate per anni di invecchiamento.

E loro sono lì: saranno una ventina di persone. Sono un manipolo di hacker ubriachi. Cosa fanno gli hacker ubriachi? E’ difficile da spiegare. Ma è una cosa che forse tutti possono immaginare.

Ecco io sento di finirvelo così il racconto. Voglio dire. Già trascrivere un sogno, renderlo interessante – ? – è difficile perché non lo si ricorda bene e poi uhm, se non vi spingo ad immaginare qualcosa da soli che gusto c’è?.

Q&A

1. Ma il titolo in grassetto è una citazione? – Si. E’ una citazione. E’ tratto da una hit di quest’estate di un gruppo (discutibile) made in USA. Aiutino: made proprio nel senso di ‘fatto’ e il titolo della canzone c’entra con l’alcool. Dai che indovinate.

2. Prima di addormentarti eri ubriaca? – No. Il che non gioca però a mio favore in questo caso. Anche se mentre scrivevo la parte sull’addestramento di pecore qualche dubbio mi è sorto.

3. La storia degli hacker ubriachi mi ricorda qualcosa… – Si. Anche a me. E sarebbe la citazione di due memorabili scene di un noto film da grandesala (memorabili, oddio, si: in parte). Aiutino: film che c’entra con degi hacker. Quindi mondo nerd. Uscito quest’anno. Questa se non ci siete arrivati…

4. Ma Miss Codini Colorati e il Fotografo Pazzo esistono veramente? – Non proprio. Miss Codini Colorati impersona una a caso delle ragazze ‘yeah’ delle vostre compagnie (lo so che c’è pensateci bene… su…). Il Fotografo Pazzo invece ha preso in parte degli spunti da una persona che esiste.

  • La figura dell’hacker ubriaco mi affascina molto, forse perché so che non lo potrò mai essere – mi sembra ovvia quale delle due connotazioni non sia per me raggiungibile… – o forse perché, dopo aver visto The Social Network, mi sono detto “Quell’ubriacone ha creato Facebook quando aveva 20 anni ed ora che ne ha 26 è il più giovane miliardario del mondo! Perché non mi sono iscritto ad ingegneria informatica?”

    • Bia_Hvid

      Io so perfettamente perché non mi sono iscritta ad ingegneria informatica :D