Diario

Me and You and Everyone We Know.

L’altra sera ho visto Me and You and Everyone We Know di Miranda July. A voi è piaciuto? A me non molto.

Non sono un’appassionata cinefila ma ricordo di essere stata colpita dai pareri positivi della critica nell’anno in cui ha vinto il Sundance. Fra questi in particolare una recensione di Roger Ebert, molto dettagliata e scritta con un particolare gusto, anche con qualche retroscena da giurato del festival.

In questo periodo ho un approccio all’arte contemporanea in senso generale di tipo piuttosto critico. Dico questo perchè sostanzialmente è ciò che ho visto all’interno della pellicola: un’ottima performance e un punto di vista interessante di analisi del mondo che tiene conto dei dettagli e di una descrizione dei legami umani.

Però mi è rimasto l’amaro in bocca, anche se lo stile narrativo con cui viene descritto come vedremo la nostra vita in futuro e come vediamo la vita degli altri è davvero delicato. Il desiderio di Miranda July di raccontare una società senza un’ambizione definita, in mezzo alla quale ci sono chiari sintomi legati alla comunicazione inespressa emergono grazie ad un’ottima regia ma non ho trovato un approfondimento valido dei temi. Come se ci fosse sempre un non detto o un fraintendimento dovuto al punto di vista del singolo. Forse è proprio questo l’obiettivo del film e semplicemente sono stata ‘colpita’ meno della media.

Fra le scene preferite c’è sicuramente quella della chat room, una delle scene che ha reso celebre il film, ma se mai volessi prendere un esempio per discutere dell’incomunicabilità nella società, perdonatemi, ma mi rifarei sicuramente ad un sempreverde come L’Avventura di Antonioni.