Sogni

L’odore della notte

«Sì, a seconda dell’ora la notte cangia odore.»

 

Ci sono cose che accadono poche volte durante l’anno.
Io, l’odore della notte, lo sento sempre alla fine dell’inverno, quando iniziano ad alzarsi le temperature, e alla fine dell’estate, quando in agosto iniziano a esserci le notti fredde.

Un paio di mesi fa, a metà gennaio, ho avuto uno dei primi ‘momenti’ di quest’anno.
È difficile da spiegare.

Alcune sere, quando inizia la notte, non c’è più il sole e c’è silenzio – questo è importante: ci deve essere silenzio – se passeggio per strada e mi fermo a osservare le cose sento l’odore della notte.
È l’odore di un sacco di cose e lo senti a metà del naso e nel palato. È l’odore dell’aria fredda e di quello che è successo durante tutta una giornata in un quartiere. E cambia in base a un sacco di variabili.

Nel tratto di strada che faccio fra l’ufficio e casa, la sera, verso le sette, costeggio per circa dieci minuti l’Iveco di Brescia (è gigantesca e producono autocarri, immagino che questa informazione vi cambierà la vita) e mi è capitato di sentire più di una volta, chiaramente, l’odore di saldatura, di metallo fuso e saldato.
Non vi è mai capitato da piccoli di assistere a qualcuno che saldava due pezzi di ferro? È un misto di zolfo e odore generico di bruciato.

Alla fine dell’inverno l’odore della notte fa capolino in mezzo agli alberi che stanno mettendo le prime foglie verdi e si trasforma in una previsione del tempo. Come quando sai, sei sicuro, che ci sia aria di neve, io so che c’è aria di una giornata di sole in arrivo.

In agosto, in campagna, dalle mie parti – in bassa bresciana – di notte fa freddo. C’è proprio umido e freddino. E la notte sa di terra. Sa di terra bagnata e smossa. Di sassi presi in mano che hanno un lato caldo e asciutto e l’altro freddo e umido di terreno, sa di quello strato di polvere di terriccio che vi rimane sulle unghie quando rinvasate una pianta.

Poi, quando ci sono molte stelle, la notte sa di buio.

Anche il buio ha un’odore, è quello che arriva tardi: verso le quattro del mattino.
Quando puoi, e vuoi essere veramente solo.
Quando la notte è l’unica cosa che c’è intorno e sa che ha poco tempo: perché nel momento in cui tu chiudi gli occhi, ti liberi di una persona, credi nei miracoli, riconosci una costellazione o ti prendi le ginocchia fra le mani, arriva l’alba.

Nota a lato
La citazione iniziale del post è presa da “L’odore della notte” di Camilleri.

Adoro i racconti su Montalbano. Non tanto i film, le storie o le trame intricate e gialli.
Mi piace il personaggio del commissario che potrebbe vivere da solo, sopravvivendo solo di mare, spiaggia, arancini e caponata di verdure.
Senza nulla di più al mondo.

Ho iniziato a leggere Montalbano alle medie: ho il ricordo nitido dell’inizio di un’estate, abbastanza afosa, e dei dopo pranzo passati sdraiata in cameretta con l’edizione de “Gli Arancini di Montalbano”, edito da Mondadori.
Con la copertina tutta arancio.

E ho anche un po’ il ricordo, e la consapevolezza, che Montalbano fosse e sarà sempre come Superquark.