Bad Feminist Libri

“L’utero ce lo abbiamo tutte?” Ecco. Partiamo da qui.

Non sono quel tipo di ragazza: una giovane donna vi racconta cosa ha “imparato”.

Non so se vi è mai capitato di aprire il diario di una vostra amica, lasciato aperto per sbaglio da qualche parte, e scoprire cose – magari banali –  ma che pensate anche voi o che sono capitate anche a voi e che non vi siete mai dette perché è andata così o perché “alcune cose non si dicono”. Non Sono Quel Tipo di Ragazza di Lena Dunham mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo: ho una minima speranza sul fatto che ci possa essere qualcosa d’altro oltre gli stereotipi della cultura di genere, dei libri di educazione sentimentale, del concetto di icone femminili.

Ho letto una manciata di recensioni del libro, e mi hanno colpito soprattutto i paragoni con la storia televisiva delle tipiche eroine femminili lanciate nel mondo degli uomini. Guia Soncini in questo articolo (che non c’entra con Lena Dunham) parla di Bridget Jones come della figura della zitella goffa e (credo) di Samantha in Sex And The City come il trionfo della zitella glamour, del fatto che si sia arrivati al racconto dell’indipendenza femminile con le massaie di Desperate Housewives.

Io a questo punto ci aggiungerei almeno un paio di altri importanti riferimenti (se vogliamo proprio mettere la ciliegina sulla torta) come Alicia Florrick (The Good Wife) e Ally McBeal. Perché? Perché mi sembra sempre doveroso citare Ally McBeal in questi casi e tant’è.

Il problema è che Lena Dunham non è niente di tutto questo.

Non Sono Quel Tipo Di Ragazza

Il libro non è perfetto, non sempre scritto bene e mi sono anche annoiata in alcuni pezzi. Ma quando l’ho chiuso – alla fine – mi sono resa conto che Lena Dunham è riuscita a raccontare la sua storia con le parole giuste per capirla.

Lena Dunham

E se lei stessa mette in chiaro all’inizio del libro il fatto che non tutte le storie meritino di essere raccontate io sono contenta di aver letto una analisi soggettiva, di pancia, a volte travisata, sicuramente un po’ romanzata ma scritta da una mia coetanea e senza che sia un romanzo di Nora Ephron. Scritta da qualcuno che vive e ha vissuto in un mondo completamente diverso dal mio, dalla famiglia alla città alla scuola, questo è chiaro.

Ma l’adolescenza, il sesso, quello strano fatto che si chiama avere-vent’anni, il rapporto con la famiglia e con i coetanei, con le amiche, con quel mondo del lavoro che esiste dopo il 2005. E il rapporto che si ha con il proprio corpo. Sono cose che è impossibile trasmettere quando avrai cambiato status, famiglia e carattere fra vent’anni.

“Meritavo di essere trattata come un pezzo di carne e al tempo stesso di essere rispettata per la mia intelligenza.”

“L’utero ce lo abbiamo tutte?”.

Ecco: essere donna fa parte di tutto questo, è qualcosa di imprescindibile ed è un casino. “Ho pensato che deve essere meraviglioso essere un uomo. Ciononostante considero l’essere donna un dono unico, una gioia sacra, in modi così profondi che non saprei come esprimerli a parole.” Questa non è educazione sentimentale per ragazze, è una presa di coscienza e io lo farei leggere a un uomo piuttosto.

Raccontare quello ti accade e perché il rispetto per se stessi sia importante è un punto di vista universale, e io credo di ‘Non essere quel tipo di ragazza’ anche quando semplicemente non accetto il fatto di essere come gli altri mi vorrebbero, quando evito di dare “buoni” consigli e di cercare istinti materni anche se dato che non li ho. Quando mi faccio una risata perché – anche io – non sono quasi mai a mio agio con altre ragazze, perché non ho un presente e un futuro che immagino da quando avevo cinque anni e perché ho un sacco di paure.

Tutte le esperienze personali sono un lascito utile per gli altri. Non sono un monito: sono il nostro racconto. Lo dimostrano anche progetti bellissimi come Abbiamo Le Prove: storie vere di una donna per volta.

La realtà non è all’altezza dei sogni: la realtà è il proprio corpo nudo, la realtà è piena di calzini usati. Forse è arrivato il momento di smetterla con il femminismo forzato e ci libereremo dall’idea che siamo destinate a trionfare per capire quanto siamo forti (e non parlo solo alle donne).

Alla fine il pezzo più bello del libro è il racconto di un incontro con un adolescente alla prima proiezione di Tiny Furniture e il ricordo di questa frase detta dal ragazzo dopo  la visione del cortometraggio:

“Volevo solo farti sapere quanto ha significato per me vederti mostrare il tuo corpo in quel modo. Mi ha fatto sentire meglio per me stesso.”

Io ho una richiesta: non paragonate Lena Dunham a Jane Austen perché non c’entra nulla. Date un’occhiata all’about di una Lena a 9 anni che hanno messo nella presentazione del libro. Provate a pensare quali sono le cose che non ammettereste con nessuno e leggete il libro come un buon passatempo della domenica pomeriggio, con un bicchiere di vino rosso. Senza pensare che sia un romanzo leggero, senza pensare che sia il prossimo manifesto del femminismo, ma come uno dei bellissimi racconti che aiutano a essere orgogliosi delle proprie conquiste.

“I’m an individual and I feel how I feel when I feel it.”

 

 

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Da leggere: c’è questo articolo su FastCompany molto interessante su scrittura, vita reale e commedia. Enjoy! – Judd Apatow and Lena Dunham on writing, real life and comedy.

Un ringraziamento va a Silvia Conti dell’ufficio stampa Sperling & Kupfer che mi ha fatto arrivare il volume fresco di stampa in-the-middle-of-nowhere perché sapeva che sono una fan di Lena Dunham (non si era capito che sono di parte tipo: da-quando-ho-visto-la-prima-puntata-di-Girls? no? davvero?).

L’illustrazione (che ho usato) dell’edizione USA è stata fatta da Joana Avillez per il prelancio del libro. – La fotografia di Lena Dunham è di Krista Kennell/ Fortune Most Powerful Women Summit.