Cultura Digitale Diario

La storia di un iPad che ha (quasi) fatto il giro del mondo

Ecco la storia di come ho avuto un iPad gratis: il mio primo iPad, che ha (quasi) fatto il giro del mondo. Una bella storia di scambio, nata da un tweet, che non ho mai avuto l’occasione di raccontare a molti di voi.

Era il 2010. Io avevo qualcosa più di 700 follower su Twitter, avevo iniziato a lavorare con costanza come social media manager da meno di un anno e avevo un iPhone 3GS.  Il 2010 è l’anno in cui è stato lanciato l’iPad: un cambiamento radicale nella fruizione delle notizie, dei media e per la gestione del lavoro in multitasking.
Detta così sembra il riassunto degli stati del digitale in Italia: ma davvero ricordo la prima volta che ho visto Flipboard e aver pensato che quello avevo letto in Essere Digitali di Negroponte si stesse avverando nel concreto.

Iniziavo a pensare e capire che il mio 3GS non sarebbe sopravvissuto ai cambiamenti: mi permetteva a malapena di usare un feed reader (usavo già Feedly al tempo). Non si bloccava molto ma il caricamento dei contenuti – oltre mangiare batteria – impiegava interi minuti. Una cosa veramente fastidiosa.

Un pomeriggio di sole, in piena vena polemica e in oversharing su Twitter, inizio a contemplare la possibilità di aver un tablet. Ferma e senza speranza a un semaforo sotto il sole, a Brescia, decido di lanciare questa ultima lamentela e richiesta:


Un tweet che ha perfino un errore di digitazione: stendiamo un velo pietoso.

Il caso (più o meno) e un enorme colpo di fortuna vogliono che Stefano @themadleaf sia in ascolto in quei giorni e abbia un iPad in più per lavoro. Quindi cosa succede?
Stefano mi contatta e mi dice che è pronto a regalarmi un iPad perché lui non lo userebbe. In una settimana ci organizziamo e mi arriva un pacchetto dal Belgio: così io ho un iPad wi-fi da 16 gb, gratis.

il_mio_primo_ipad_belgio

La prima foto dell’iPad appena scartato

Stefano è un fotografo, siamo entrati in contatto proprio grazie a questa passione comune e nel 2010 viveva a Bruxelles. Non si parlava ancora molto di sharing economy, io avevo organizzato da poco il mio primo (e ultimo) swap party con alcune amiche, molti brand italiani non avevano un account ufficiale su Twitter e non c’erano casi eclatanti – più o meno guidati – come #UnaMacchinaPerRudy. Io stessa ho raccontato la storia solo ad amici e parenti, abbastanza incredula, all’inizio.

Io e Stefano non abbiamo ancora avuto la possibilità di incontrarci. Lui nel frattempo ha deciso di usare Twitter un po’ di meno io invece ho investito sempre di più nei social network.
E siamo rimasti in contatto, via mail, grazie a Instagram e scambiandoci ogni tanto qualche consiglio.

Ho sempre creduto che la forza della rete si basi su storie ed esempi come questa. Dove quello che si scrive, condivide e crea – come individui – non dovrebbe essere guidato da nessuna idea di guadagno economico o ritorno diretto perché sia autentico. A volte ho l’impressione che anche un semplice “aggiornamento” su Facebook sia intriso ai minimi termini dalle nostre aspettative di feedback (e con questa mi aspetto un premio per la frase scontata dell’anno, ma spero abbiate capito quello che intendo, proprio al di là del mio lavoro).

La mia scrivania e il mio nuovo iPad nel 2010

iPad prima generazione, 2010

iPad prima generazione, 2010

Adesso, dopo 4 anni e una fine predestinata per quel modello di iPad visto che non si poteva più aggiornare, ho deciso di regalarlo a mia volta a mia nipote: una ragazzina di 9 anni che vive in campagna e non usa frequentemente (quasi mai) smartphone o computer. E sono davvero curiosa di sapere quali saranno le sue impressioni dopo il primo mese di utilizzo (quindi aspettatevi qualche nuovo capitolo della storia fra un po’ di tempo).

 

* Nel frattempo se volete leggere un post interessante sul caso #UnaMacchinaPerRudy vi consiglio il post Una lezione di Real Time Mktg di Paolo Iabichino.