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La vista da qui. Appunti per un’Internet italiana. – Massimo Mantellini

“Comunicare su Internet è solo apparentemente facile e immediato. In realtà si tratta di una lingua che si impara […], che non è quasi mai sovrapponibile alle esperienze di comunicazione cui siamo abituati nella vita reale.”

Consiglierei a tutti di leggere il libro di Massimo Mantellini: La vista da qui, e tenerlo ben saldo in libreria, tra il dizionario e l’enciclopedia (se ne avete ancora una).
Voi avete una categoria di libri pieni di orecchie e segnalibri alla pagine, post-it e sottolineature? Questo libro di Mantellini ci è entrato a piedi uniti.
Una bellissima lettura e una serie di idee stimolanti e riflessioni da parte di chi sta guardando alla rete, in Italia, pensando al futuro, al presente, ma anche al passato.

Massimo Mantellini - La vista da qui

Credo che uno dei momenti più interessanti, per chi come me che ha sempre usato Internet per lavoro e tutti gli strumenti di comunicazione digitale per capirne a pieno le potenzialità, è il momento in cui si ha la voglia o la necessità di insegnare a qualcun altro cosa siano le potenzialità della rete.

Un libro come La vista da qui di Massimo Mantellini è un ottimo strumento perché presenta una serie di argomenti tecnologici di uso comune, come il copyright e il divario digitale, cose che potreste leggere in un qualsiasi articolo domani mattina, con riferimenti autorevoli e storici, senza mancare di esempi di vita quotidiana che sono capitati a tutti almeno una volta. Ci sono alcuni concetti, in particolare, che andrebbero insegnati anche a scuola, secondo me, e spesso non prendiamo in considerazione.
Provo a suddividerli in alcuni punti:

1. Internet è adesso. Quello che c’era prima non esiste più.

Forse (lo dico a voce bassa) abbiamo abbandonato il concetto “era meglio quando si stava peggio” ma di certo non ci siamo ancora abituati, in Italia, alla velocità dei cambiamenti. Quello che era Internet 10 anni fa non esiste più: ha lasciato molti e molteplici segni, in molti casi ci ha insegnato il perché stiamo agendo in un certo modo, ma adesso è mutato. Internet non ha un DNA, non ha una serie di caratteri che creano un precedente. Tutto ciò che viene creato può morire per sempre e allo stesso modo possono nascere all’improvviso nuove consuetudini, tipologie di contenuti, metodi e regole per fare una cosa. E non si tratta solo di evoluzione tecnologica: è qualcosa che riguarda il cambiamento delle norme sociali, delle persone e di come una persona si relaziona con e nella rete.

2. Dimentichiamoci – per sempre – il “Lei non sa chi sono io”.

La vista da qui è stato pubblicato nel 2014, mentre io sto scrivendo siamo nel 2016, è già si sono rivoluzionate un paio di regole. Ma una delle cose più evidenti che sono accadute online è che ora in rete, realisticamente, il titolo professionale non definisce la possibilità di dire la propria opinione, raccontare un avvenimento, influenzare altre persone. Tutti possiamo essere citizen journalist, tutti possiamo diventare una fonte, tutti possiamo creare qualcosa che è rilevante oggi e forse lo sarà in futuro. Forse anche meglio di molti “avventurieri col tesserino”.

3. Dobbiamo pensare a un nuovo rapporto con la realtà (e a un nuovo rapporto fra le persone)

Mantellini su questo argomento cita Nathan Jurgenson quando dice che le persone (riassumo) hanno acquisito un “occhio da Facebook”: quando scatto una foto o scelgo di raccontare un avvenimento lo faccio considerando ciò che sarà più efficace su Facebook, ciò che colpirà di più le persone che leggono o guardano quello ho condiviso con loro. “La vita è la stessa di prima, ma più ricca e complicata.” Dobbiamo spaventarci? No: pensare molto di più alla destinazione dei contenuti che produciamo (ehi: le fotografie delle vacanze si facevano anche negli anni ’60, nel caso aveste dei dubbi) non è un male, e credo anche ci invogli a cercare nuovi stimoli per noi stessi e per gli altri.

Certo: siamo molto più esibizionisti e ci preoccupiamo di non avere “nulla da dire”. Ma credo che siamo ancora in grado di vivere, bene, la vita, nel presente. È nato un nuovo rapporto con la realtà che decidiamo di semplificare per gli altri. 

4. L’analfabetismo funzionale è un problema. Di tutti. E di Internet.

L’analfabetismo funzionale è quella cosa di cui non si sapeva nemmeno l’esistenza in un mondo in cui non si era abituati a pensare con la propria testa. Se una cosa era comunicata al telegiornale: c’era da fidarsi. Potrei proseguire con una serie infinita di esempi. Roberto Pizzato ha scritto un articolo molto bello su Prismo Mag che chiarisce cosa sia l’analfabetismo funzionale con tanto di grafici, situazione italiana – drastica – attuale (2016).

Cosa sta succedendo? Una parte di persone hanno quella che Mantellini definisce “la sindrome del bozzolo”: fandom bases (avete presente i Beliebers?), istinto protettivo, tifosi di calcio, fate un po’ voi. Quando vogliamo cercare un’informazione ci troviamo meglio con quello che è simile a qualcosa che già conosciamo. Un microcosmo in cui si trovano benissimo l’algoritmo di Facebook e di Google che tendono a farci vedere, per primi, i contenuti degli amici (o dei siti) con cui interagiamo di più: più una cosa ci piace, più la vedremo.

L’altra faccia della medaglia è il fatto che sappiamo cos’è un hashtag – “Insegniamo Facebook a scuola” un bel post di Filippo Marano che spinge su questo argomento – ma non siamo in grado di gestire un problema, di discutere di un problema, in modo articolato, nemmeno sulle basi: ha fatto scalpore un post di Franz Vitulli su Medium di questa settimana che racconta un caso di disservizio e cattivo esempio di utilizzo di AirBnB in Sardegna – “Cara Sardegna.” Io e te dobbiamo farci due chiacchiere. – dove la questione principale non è stato solo il comportamento discutibile di cui usa una piattaforma online ma soprattutto la necessità di attacco e giustificazione da chi ha commentato il post su Medium alzando le mani, letteralmente, per voler dire “Non è colpa mia.” E basta. Nulla di più articolato.

Il passo risolutivo è la necessità di avere “una visione condivisa del mondo in cui viviamo”, andare oltre i nostri limiti e cercare di capire se quello che ci viene offerto e che abbiamo approvato e accettato fa parte del nostro piccolo mondo o è una decisione migliore.
Vecchia storia? Forse sì, forse no.

5. Nativi digitali e digital divide: “famose a capisse”.

“Un italiano su due (quasi) non è un cittadino digitale.” “I nativi digitali sono un categoria del pensiero.” Due punti fermi e ricchi di problemi che spiegano perché la rete, in Italia, sembra spesso che sia diversa dal resto del mondo.

Non si tratta solo di divario culturale o di essere senza Internet (ancora? si). Internet migliora la vita, e basandoci su una analisi rapida e concreta di Massimo Mantellini: se Internet ti può aiutare a fare qualcosa meglio di prima, perché non provarci? Non serve adottare una filosofia di alta innovazione tecnologica se sei un agricoltore, un’ostetrica, un fruttivendolo, un camionista, un’insegnante di Yoga. Serve capire come si usa Internet, bene, per quello che ti serve. Punto. Il problema è quando una persona usa da sempre uno strumento (il cellulare, per dire) sul quale può usare Internet, senza avere nessuno che insegni a usarlo bene (al massimo delle sue potenzialità): è lì che si rischia il “mimetismo intenzionale” quello stato che fa credere che Internet (e la tecnologia) siano solo quello che noi ci facciamo, nulla di più o di diverso.

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Quello stato per cui, avrete capito, il problema di molte persone è solo uno: non sapere scegliere cosa dire, cosa leggere, cosa fare dei propri pensieri, come gestire le proprie idee, come migliorare la propria vita, grazie a Internet.

“Passi di fronte alle cinquecentine sul monitor di mia moglie, schivo le orrende canzoni che le ragazze ascoltano su YouTube, esco di casa e controllo cento volte la posta e Twitter sul cellulare. Ma so che tutto questo è nulla rispetto a quello che ci accadrà domani.”

Se vi siete incuriositi e volete leggere qualcosa in più di Massimo Mantellini:
Manteblog: il weblog di Massimo Mantellini
Massimo Mantellini su Le Macchine Volanti x TIM